ACCADDE IL 09 - LUGLIO

 

1940

Battaglia navale di Punta Stilo

 

1942

Regio Som.Perla ,catturato dalla corvetta Inglese Hyacinth a 1500 metri dalla costa a sud di Beirut.

La storia del Regio Sommergibile Perla

Quando l’Italia entra nella 2ª G.M., il Smg. PERLA è a Massaua. Gli altri battelli della flottiglia sono: ARCHIMEDE, FERRARIS, GALILEI, GALVANI, GUGLIELMOTTI, MACALLÈ e TORRICELLI.

Il 19 giugno 1940 il PERLA, al comando del Cap. Corv. Mario POUCHIN, parte per la sua prima missione di guerra, per portarsi in agguato nel Golfo di Tagiura fino al 9 luglio. Ben presto l’impianto di condizionamento comincia a funzionare non correttamente e la temperatura a bordo sale rapidamente. Il giorno 21 si decide di pulire i filtri dell’impianto, pur sapendo che ciò comporterà la fuoruscita di una certa quantità di gas, giudicata però sopportabile. Invece, il giorno successivo, cinque uomini mostrano sintomi di intossicazione. L’Uff. in 2ª dà segni di squilibrio mentale. Comunque, il Comandante decide di continuare la missione e la sera del 22 raggiunge la zona di agguato.

Nel frattempo, a Massaua è rientrato il Smg. FERRARIS con l’equipaggio intossicato. A questo punto, il Comando (MARISUPOA) ordina al PERLA l’immediato rientro alla base.

Il giorno 24, già sulla rotta di rientro, metà dell’equipaggio è inefficiente e molti uomini devono essere legati. Nelle ore diurne il battello rimane posato sul fondo e la temperatura sale oltre i 60°.

Il giorno 26 muore un marinaio e il Comandante, anch’egli intossicato, decide di emergere prima del tramonto per forzare l’andatura e raggiungere Massaua quanto prima; ma, avvistato dallo sloop inglese SHOREHAM, è costretto ad immergersi nuovamente e, sotto gli attacchi, a compiere numerose manovre evasive. Per effetto delle forti correnti in quota, il battello perde il controllo della posizione e quando, nella notte, emerge, con l’80% dell’equipaggio intossicato, finisce per incagliarsi nei pressi di Ras Cosar, dodici miglia a sud di Shab Shak.

Il giorno 27, mentre si tenta il disincaglio, sopraggiunge una formazione navale nemica, costituita dall'incrociatore neozelandese LEANDER e dai cacciatorpediniere inglesi KINGSTON e KANDAHAR, che danno subito inizio ad un intenso cannoneggiamento. Il PERLA reagisce col suo cannone, fino a quando questo si inceppa. Allora il Comandante, per non esporre l’equipaggio a morte certa, ordina l’abbandono del battello.

Egli rimane a bordo. Il marinaio elettricista Arduino FORGIARINI si rifiuta di lasciare il Comandante, ma subito dopo viene colpito in pieno da una granata e muore. Alla Sua memoria verrà conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. L’Uff. in 2ª, Ten. Vasc. Renzo SIMONCINI, che era stato trasportato a terra gravemente intossicato, sentendo prossima la fine si trascina, non visto, di nuovo sul battello e spira abbracciato all’asta della bandiera. Muoiono altri 13 uomini.

A questo punto, quando il sommergibile sembra ormai perduto, intervengono otto bombardieri “S.81” dell’Aeronautica dell’A.O.I. che costringono le navi a desistere dall’attacco. Nei giorni seguenti, una spedizione di soccorso inviata da Massaua raccoglie i superstiti sulla spiaggia, mentre tecnici ed operai, lavorando di notte per sfuggire al controllo aereo del nemico, riparano le avarie e rimettono il battello in condizioni di galleggiare. Preso a rimorchio, il giorno 20 luglio il PERLA rientra a Massaua, dove viene sottoposto a sommari lavori di riparazione, data la modesta potenzialità della base.

Nel gennaio del 1941, quando comincia a delinearsi la necessità di evacuare Massaua sotto la pressione degli inglesi, SUPERMARINA prende in considerazione la possibilità di salvare dalla cattura o dall’autoaffondamento i quattro sommergibili colà rimasti, inviando in Giappone i battelli oceanici ARCHIMEDE, FERRARIS e GUGLIELMOTTI e di fare internare in Madagascar il PERLA, che non ha autonomia sufficiente per unirsi ai primi tre. Più tardi, invece, d’accordo con l’Amm. DÖNITZ, si decide di tentare il trasferimento di tutti e quattro i battelli a Bordeaux, sede di BETASOM, il Comando dei Sommergibili Italiani in Atlantico.

L’impresa (non facile, specialmente per il PERLA: si tratta di una navigazione senza scalo di circa 13.000 miglia!) viene preparata in gran segreto. Con la Marina tedesca si pianificano i rifornimenti in mare: uno, per il solo PERLA, a sud del Madagascar, a cura dell’incrociatore ausiliario ATLANTIS (che, in quella circostanza, assumerà il nome di TAMESIS) e uno per tutti e quattro i battelli al centro dell’Atlantico meridionale, a cura della petroliera NORTHMARK. Mentre i tre battelli oceanici avrebbero seguito una rotta passante per il canale di Monzambico e, in Atlantico, a ponente delle isole del Capo Verde e delle Azzorre, il PERLA sarebbe passato a levante del Madagascar fino all’appuntamento con l’ATLANTIS (ovvero: TAMESIS) e, in Atlantico, a ponente delle isole del Capo Verde ma a levante delle Azzorre, accorciando così notevolmente l’ultimo tratto di navigazione prima dell’arrivo a Bordeaux.

Così, alleggerito di tutto quanto non indispensabile (compresi i siluri di riserva) e privato di una parte dell’equipaggio per far posto a viveri e combustibile, con l’ordine di astenersi da qualsiasi azione di guerra, il 1° marzo 1941, al comando del Ten. Vasc. Bruno NAPP (che nel dicembre ’40 aveva sostituito il Com.te POUCHIN), il Smg. PERLA lascia Massaua e affronta la traversata verso Bordeaux.

A parte il mare grosso in Oceano Indiano, che rende difficoltosa la navigazione, anche perché il battello naviga con un solo motore termico per risparmiare nafta, il trasferimento del PERLA si svolge senza particolari problemi. Arriva a Bordeaux il 20 maggio 1941, dopo 81 giorni e 13.100 miglia di navigazione. Anche gli altri battelli compiono felicemente l’impresa, giungendo a Bordeaux con qualche giorno di anticipo, fra il 7 e il 9 maggio.

A Bordeaux il PERLA, non essendo adatto alla guerra in Atlantico, rimane inattivo in attesa di essere ridislocato, insieme ad altri battelli, in Mediterraneo, dove la situazione richiede una maggior presenza di sommergibili. Il 20 settembre 1941 il battello lascia Bordeaux, il 28 attraversa lo Stretto di Gibilterra (in superficie, randeggiando la costa africana) e giunge a Cagliari il 3 ottobre.

Da questa base comincia per il PERLA la durissima guerra in Mediterraneo, fatta di estenuanti agguati e scarsi risultati poiché, a differenza dell’Atlantico, il traffico mercantile è limitato e comunque sempre fortemente scortato.
Dal 12 al 23 febbraio 1942 è in agguato lungo le coste cirenaiche. Al rientro da questa missione, il comando del PERLA è assunto dal Ten. Vasc. Giovanni CELESTE.

Nei periodi dal 29 marzo al 9 aprile e dal 16 al 28 aprile è in agguato a sud-ovest di Gaudo (Creta).

Dal 10 al 24 maggio 1942 è in agguato al largo di Capo Kelibia (Tunisia). Il giorno 11 lancia due siluri contro il posamine veloce WELSHMAN, senza colpirlo. Dopo questa missione, il PERLA passa al comando del Ten. Vasc. Gioacchino VENTURA.

Il 6 luglio parte per portarsi in agguato nelle acque di Cipro. Il giorno 9, mentre pattuglia il mare al largo di Beirut, avvista la corvetta inglese HYACINTH e la attacca con il lancio di due siluri. Con pronta manovra la corvetta evita i siluri e attacca il PERLA con intenso lancio di bombe di profondità. Seriamente danneggiato, è costretto ad emergere. Il Comandante ordina all’equipaggio di abbandonare il battello, predisponendolo per l’autoaffondamento. Tuttavia, forse per la mancata apertura di qualche sfogo d’aria danneggiato dai precedenti bombardamenti, il battello affonda troppo lentamente, consentendo così ad alcuni uomini della HYACINTH di salire a bordo e di interrompere l’affondamento. Il PERLA viene così catturato e rimorchiato a Beirut.

Ribattezzato P.712 dagli inglesi, viene ceduto alla Marina greca che, con il nome di MATROZOS, lo mantiene in servizio fino al 1954.


1943

 

Operazione Husky.
Invasione della Sicilia; truppe anglo-americane (181.000 uomini in tutto) sbarcano in Sicilia, nel golfo di Gela e a Sud di Siracusa. La coperatura è fornita da ingenti forze aero-navali: 6 corazzate, 2 portaerei, 15 incrociatori, 128 cacciatorpediniere e centinaia di altre unità. La flotta italiana, salvo sommergibili e naviglio sottile, non interviene.

 

 

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