Regio Sommergibile Perla

 

classe “600

 

 

Perla apparteneva alla classe “600”, una classe di piccoli battelli cosiddetti “costieri” che stazzavano non più di 600 t. di dislocamento in superficie.
Erano ottimi battelli, ben suddivisi internamente, robusti, e manovrieri, anche se non particolarmente veloci in superficie.
Erano inoltre costruibili in grande quantità anche da un’industria navale non particolarmente all’avanguardia, com’era quella italiana dell’epoca: infatti ne vennero costruiti ben cinquantanove, suddivisi in quattro serie, con pochissime varianti l’una dall’altra.
Perla fu il primo di una serie di dieci unità i cui nomi si riferivano tutti alle pietre cosiddette “dure”, semipreziose: infatti i suoi gemelli furono Gemma, Berillo, Diaspro, Turchese, Corallo, Ambra, Onice, Iride, Malachite.

La Storia…
Perla fu varato a Monfalcone il 3 maggio 1936 e l’8 luglio dello stesso anno entrò in servizio.
Venne dislocato ad Augusta nell’ambito della 35° Squadriglia Messina. Effettuò due crociere addestrative; la prima nel 1936 che lo portò a toccare vari porti del Mediterraneo, mentre durante la seconda (1937) operò prevalentemente in porti nazionali con rientro a Taranto da dove, nel 1938 venne inviato in Mar Rosso per l’addestramento nel clima caldo. Rientrò in Italia per una anno e nel 1940, quando scoppiò la guerra, lo ritroviamo dislocato a Massaua, al comando del TV Mario Pouchain.
Secondo le direttive iniziali, Perla sarebbe dovuto rimanere a Massaua durante le prime settimane di guerra in turno di riposo, ma il viceré Amedeo d’Aosta, in previsione di un’ampia azione terrestre contro la Somalia francese e britannica, chiese che fossero dislocati in zona operazioni due sommergibili in più di quelli già previsti. L’Ammiraglio Balsamo, Comandante della Base di Massaua non ebbe difficoltà ad aderire alla richiesta e designò per i nuovi agguati Perla e Archimede.
Perla lasciò Massaua nel pomeriggio del 19 giugno 1940 per portarsi nella zona operazioni assegnata, nel Golfo di Tagiura, entro un raggio di 15 nm. da Ras-El Bir: il suo compito era attacco ad unità da guerra e navi mercantili. Avrebbe dovuto rimanere in zona operazioni fino al 9 luglio, fatta salva la facoltà del Comandante di rientrare alla base prima del previsto se lo avesse ritenuto opportuno.
Dopo aver navigato in superficie sulla rotta di sicurezza del canale sud di Massaua, nella notte tra il 19 ed il 20 giugno, all’alba Perla si immerse e proseguì la navigazione in immersione.
Alle h.11.00 ci fu il primo incidente: un elettricista fu preso da un colpo di calore; venne curato con frizioni di ghiaccio, ma non riuscì a riprendersi del tutto e rimase in precarie condizioni fisiche per tutta la durata della missione. Sul momento il Comandante non dubitò che il malessere dell’elettricista potesse essere attribuito all’elevata temperatura che regnava all’interno del battello anche a causa del cattivo funzionamento dell’impianto di condizionamento dell’aria e ritenendo che qualche filtro potesse essere otturato, ordinò che si procedesse sia alle verifiche che alla manutenzione dell’impianto.
Pouchain era conscio che l’operazione avrebbe sicuramente provocato qualche perdita di cloruro di metile, ma secondo i dati tecnici in suo possesso, le conseguenze che il fluido refrigerante poteva avere sulla salute dell’equipaggio avrebbero erano minime; avrebbero potuto essere gravi solo a tassi talmente elevati da non poter essere raggiunti neppure se il gas dell’intero impianto si fosse scaricato completamente all’interno del battello. Poi era sua ferma intenzione portare a termine ad ogni costo la missione assegnata.....

 

La pulizia, un lavoro che doveva essere semplice e rapido, venne effettuata nella notte del 21 giugno, con il battello in emersione per minimizzare al massimo i rischi: ma subito cinque uomini dell’equipaggio si sentirono male. All’alba comunque Perla si immerge, e durante la giornata altri marinai si ammalarono, mentre la sintomatologia di coloro che si erano sentiti male il giorno precedente andò peggiorando; iniziarono a manifestare i primi sintomi di malessere psichico. Il giorno successivo anche il TV Simoncini, ufficiale in seconda ed altri uomini iniziarono a dare segni di alterazione mentale.
Vengono sistemati nella camera di lancio a prora, curati alla meglio dal capo siluro che comunque dura fatica a trattenerli, perché molti di loro stanno iniziando a dare segni di completa pazzia.
Al tramonto del 22, comunque Perla emerge e si porta nella sua zona di agguato; il Comandante è fermamente deciso ad eseguire la sua missione, nella speranza che gli ammalati opportunamente curati si riprendano.
La giornata del 23 giugno trascorre senza nessun avvistamento.
Nel frattempo a Massaua era rientrato Ferraris, con l’equipaggio semiavvelenato dal cloruro di metile, per cui l’Ammiraglio ordina anche a Perla di rientrare immediatamente alla base.
La navigazione di rientro ha inizio nella notte del 24, quando oramai le condizioni dell’equipaggio sono divenute gravemente preoccupanti.
Nella giornata successiva anche il Comandante ed il Direttore di macchina si ammalano; ormai più di metà dell’equipaggio sta molto male ed alcuni uomini devono essere addirittura legati. Nelle ore diurne, durante le quali il battello è costretto a rimanere posato sul fondo, la temperatura interna sale sino a raggiungere i 64°….la situazione è tragica, ma fortunatamente Perla riesce ancora a passare inosservato per lo Stretto di Bab-el- Mandeb.
Il 26 giugno la situazione precipita, un marinaio muore e molti altri sono pressoché agonizzanti: a chi sta peggio vengono praticate iniezioni di olio canforato, e sulle prime si ha l’impressione che il rimedio porti un qualche miglioramento, ma si tratta più che altro di suggestione.
Intanto il Comandante, nel comunicare a Massaua la posizione stimata chiede l’accensione del faro di Sciab Sciach, necessario per orientarsi sulla rotta di rientro: non è da escludere che sia stata tale trasmissione r.t. ad attirare l’attenzione del nemico ed a rivelare la posizione del sommergibile……
Le ore diurne trascorrono come al solito in immersione, ma ancora prima del crepuscolo, il Comandante, considerate le condizioni dell’equipaggio, decide di non attendere l’oscurità per venire a galla……mentre è ormai prossimo il tramonto Perla emerge….
Il Comandante sta malissimo e non ha più la forza di muoversi, quindi non riesce a salire in torretta. Vi salgono l’STV Vincenzi ed il GM Gallo i quali, contrariamente a quanto la stima faceva prevedere, non avvistano terra…avvistano però un cacciatorpediniere inglese che dirige a tutta forza verso di loro!
Non resta che ordinare l’immersione rapida ed il Comandante, raccogliendo le poche forze si precipita in camera di manovra per dirigerla personalmente, con l’aiuto dei pochi uomini ancora validi, i quali devono anche occuparsi dell’assistenza ai malati.
Il sommergibile si posa sul fondo, a 24 metri, mentre il ct. nemico inizia a lanciare bombe di profondità; dal battello si registrano alcuni scoppi piuttosto vicini, altri più lontani, si lamenta qualche avaria, ma fortunatamente i danni sono limitati.
Il nemico desiste presto e dopo un paio d’ore trascorse sul fondo, Perla può riprendere la navigazione, in immersione e con una rotta che lo porta verso la costa. Dopo alcuni minuti il Comandante ordina l’emersione, ma non vedendo ancora terra continua navigare per ponente allo scopo di avvistare il faro di Sciab Sciach o almeno un punto di terra che gli permetta di determinare la posizione....

Non è possibile stabilire per quanto tempo Perla navigò per ponente, ma non dovette essere per molto, perché ad un certo momento il C.te Pouchain, preoccupato di avvicinarsi troppo alla costa (che peraltro ancora non si vedeva), ordinò di accostare in fuori: fu proprio al termine dell’accostata, ad un’ora imprecisata della sera del 26 giugno, che il sommergibile incagliò: effettivamente si trovava a 20 nm.da Sciab Sciach, nei paraggi di Ras Cosar.
Dalle deposizioni rilasciate successivamente alla Commissione d’inchiesta e dalla relazione di quest’ultima appare chiaro come al momento dell’incaglio solo pochi membri dell’equipaggio avevano ancora integre le loro facoltà fisiche e mentali; gli altri erano tutti in stato di incoscienza, totale o parziale compreso il Comandante.
Quest’ultimo riuscì comunque ad informare Massaua dell’accaduto e della drammatica situazione in cui si trovava il sommergibile.
E questo è uno dei pochi dati su cui ci sono certezze di questi momenti confusi…..
Nella mattinata del 27 giugno intanto, Pouchain si sentiva un po’ meglio e con alcuni membri dell’equipaggio, tentò il disincaglio del sommergibile: mise i motori a tutta forza indietro, alleggerì di tutto quanto possibile il battello, ma nessun tentativo ebbe successo….Perla rimase lì, dove si era incagliato, e non restò altro da fare che telegrafare nuovamente a Massaua per chiedere aiuto ed informare che il 90% dell’equipaggio era intossicato dal cloruro di metile.
Ricevuto il messaggio, dalla base mandarono in soccorso la torpediniera Acerbi, coadiuvata dalle cacciatorpediniere Leone e Pantera; ma Leone ebbe presto un’avaria e così restò solo Pantera a far di sostegno alla torpediniera, per tentare il disincaglio o se questo non fosse stato possibile, almeno per salvare l’equipaggio.
H.12.30 del 27 giugno: l’Aviazione avvista una formazione navale nemica diretta verso per Sciab Sciach e infatti, circa due ore più tardi, Perla subì un nuovo attacco, da una distanza stimata dai nostri di circa 10.000 m. Il sommergibile, pur così menomato nel materiale e nel personale, reagì come poté, rispondendo al fuoco nemico con il suo cannone da 100; contemporaneamente il Comandante dava ordine di chiudere le porte stagne, distruggere i documenti segreti e gettare in mare gli ammalati in modo che potessero salvarsi a nuoto o con un battellino, affidanti alle cure del STV Vincenzi. Durante il combattimento morirà l’elettricista Forgiarini che, pur sofferente si era rifiutato di buttarsi in mare con gli altri per non abbandonare il suo Comandante: alla sua memoria sarà conferita la MOVM. Nel frattempo due nostri bombardieri accorrono in aiuto, attaccando le unità nemiche ed obbligandole così ad allontanarsi...

Nella cartina è indicato il punto dove Perla incagliò.

Intanto il STV Vincenzi aveva provveduto a portare il salvo sulla spiaggia a mezzo di un battellino alcuni uomini, mentre altri erano riusciti a raggiungere la spiaggia a nuoto mentre altri purtroppo erano affogati nel tentativo.
Al tramonto i naufraghi si riunirono sulla spiaggia e vengono inviati a bordo degli uomini per prendere tutto il recuperabile di acqua minerale e viveri.
Dietro richiesta del Comandante, il GM Gallo intanto organizza una piccola spedizione composta dagli uomini più validi con il compito di raggiungere, seguendo la spiaggia il faro di Sciab Sciach, che si presume lontano circa 7 miglia: il gruppo venne soccorso al mattino del giorno successivo dal nostro Manin. Intanto gli altri naufraghi, con l’aiuto di un indigeno raggiunsero la sera del 29 il villaggio di Sovoità, il più prossimo alla zona dell’incaglio e lì vennero ritrovati il giorno successivo da una delle spedizioni di soccorso inviate da Massaua.
La stessa spedizione provvide anche a dare sepoltura ai caduti. Il TV Simoncini che era stato portato a terra, venne ritrovato morto a bordo del sommergibile: evidentemente, sentendo approssimarsi la morte aveva voluto tornare sulla sua nave e lì era morto, aggrappato all’asta della bandiera.
Sul luogo del sinistro si recò poi il CC Spagone, Comandante della Flottiglia Sommergibili di Massaua, che eseguì una visita accurata del battello, stabilì l’entità delle avarie e i mezzi necessari per mettere in atto le operazioni di recupero.
Il 15 luglio partì da Massaua una spedizione di soccorso (agli ordini dello stesso C.te Spagone) che, scaricata l’acqua penetrata nello scafo, chiusi i fori aperti dalle cannonate e lavorando di notte per sfuggire alla possibile scoperta aerea, riuscì a rimettere Perla in condizioni di navigare, dopo averlo convenientemente alleggerito per disincagliarlo.
Il 20 luglio, con Perla a rimorchio, tornavano a Massaua

Appena giunto alla base, Perla iniziò i lavori di riparazione e per parecchio tempo non poté più essere operativo.

Intanto però si stava profilando all’orizzonte una grave sconfitta per le nostre truppe in AOI, e la possibilità di perdere Massaua era ormai una certezza.
Di concerto con l’alleato germanico, venne disposto che tutte le unità di stanza presso questa base si trasferissero in Francia presso la base di Bordeaux; il rifornimento in mare durante il viaggio sarebbe stato effettuato in punti prestabiliti con navi alleate.
Perla non era del tutto pronto per affrontare il lungo viaggio: i lavori non erano completamente terminati; non disponeva di un distillatore d’acqua; i motori termici, in quelle condizioni di temperatura e umidità risultavano scarsamente affidabili; non c’era nessuna certezza su come si sarebbe comportato un battello di questo tipo, nato per la navigazione costiera, ad affrontare una lunghissima navigazione oceanica, un tipo d’impiego che non era stato previsto nella sua progettazione e nella sua costruzione.
Il piano d’operazione stabilito per gli altri tre battelli (Ferraris, Archimede e Guglielmotti) prevedeva un percorso di ca.13.000 nm. che avrebbe richiesto un paio di mesi di navigazione; con Perla fu più complicato stabilire un termine temporale: si presumeva però che, se tutto fosse andato per il giusto verso, l’attraversamento di due oceani ed il viaggio da Massaua a Bordeaux, avrebbe richiesto all’incirca tre mesi.
Mentre i battelli oceanici si sarebbero riforniti una sola volta dalla nave rifornitrice tedesca, Perla avrebbe avuto due appuntamenti, uno a metà percorso e l’altro nel medesimo punto dove si sarebbero riforniti i tre battelli maggiori.
L’ordine per tutti era di navigare lontano dalle rotte di traffico più battute, di evitare ogni avvistamento e naturalmente di non attaccare alcun obiettivo nemico, perché questo avrebbe rivelato la presenza dei battelli italiani

Perla iniziò per primo il viaggio verso la nuova base, anche se in condizioni di efficienza non ottimali, il 1 marzo 1941: lo comandava il TV Bruno Napp.
I problemi iniziarono fin da subito: appena uscito da Massaua venne intercettato e attaccato da un aereo britannico Bristol Blenheim, che lo sottopose a bombardamento con lancio di bombe di profondità, per fortuna senza conseguenze.
Attraversò in immersione il Mar Rosso e lo stretto di Perim e solo dopo aver raggiunto l’Oceano indiano prese a navigare in superficie. Allora si ritrovò a doversi misurare con le onde oceaniche, con un equipaggio già provato ed apparecchiature che funzionavano solo “per grazia di dio e volontà degli uomini” ….con il combustibile contato alla goccia, Perla prese una rotta diversa da quella degli altri battelli. Infatti invece di attraversare il Canale di Mozambico, per evitare le difficoltà meteomarine di quella zona ed abbreviare il percorso verso l’appuntamento per il primo rifornimento, tagliò a perpendicolo per sud, passando appena a levante del Madagascar: la trovò ad attenderlo Bernhardt Rogge con il suo Atlantis, il più famoso degli incrociatori ausiliari “corsari” della Kriegsmarine. I nostri alleati fecero di tutto per alleviare le privazioni dei marinai, in modo da consentire loro di giungere in condizioni accettabili al secondo rifornimento.
…..il secondo appuntamento fu dopo 4000 nm. con la Northmark ed anche qui tutto andò bene…..
Perla riprese la rotta verso nord, ma superate le Isole di Capo Verde, sempre per risparmiare combustibile, abbreviò il percorso accostando per nord-est, passando tra le Isole Canarie e le Azzorre, e quindi per levante, sin nel Golfo di Biscaglia e poi su dritto fino a Bordeaux: furono 81 giorni di navigazione e 13.000 nm.!

Dopo quattro mesi di grandi lavori in questa base, Perla era di nuovo in mare.
Salpò da Le Verdon il 20 settembre per recarsi in Mediterraneo, attraversò lo Stretto di Gibilterra ed il 3 ottobre 1941 giunse a Cagliari.
L’11 maggio 1942, a levante dell’Isola de La Galite, l’unità al comando del TV Giovanni Celeste attaccò a distanza ravvicinata il posamine veloce Welsham lanciando due siluri che per errata valutazione della velocità sostenuta dal posamine, mancarono il bersaglio.
In una successiva missione, con il nuovo comandante Gioacchino Ventura, avvista in vicinanza di Beirut un’unità di vigilanza costiera e l’attaccò con il lancio di due siluri che furono però evitati. Purtroppo in questa occasione, sottoposto a caccia antisom con il lancio di numerose bombe, fu costretto ad emergere per le avarie riportate: allora il comandante decise di autoaffondare l’unità, ma proprio a causa delle avarie alcuni sfoghi d’aria non funzionarono.
A quel punto l’intervento della corvetta britannica Hyacint interruppe la manovre di autoaffondamento. … fu catturato, l’equipaggio fatto prigioniero, poi i nemici lo rimorchiarono a Beirut….
Perla aveva combattuto la sua guerra, era sopravvissuto agli attacchi nemici, alla sfortuna e ad ogni sorta di problemi, aveva attraversato mezzo mondo…. aveva compiuto otto missioni e percorsi 6845 nm, che sommate a quelle del viaggio da Massaua a Bordeaux fanno un totale di circa 20.000 nm. percorse!
I libanesi lo rimisero in efficienza e lo ribattezzarono P712; in seguito venne ceduto alla Marina Ellenica, nella quale ricevette il nuovo nome di Matrozos.
Anche se non era più nostro, nel 1947 era ancora in mare….ce l’aveva fatta, uno dei pochi.

Le caratteristiche tecniche

Dislocamento:
In superficie 697,254 t.
In immersione 856,397 t.

Dimensioni:
Lunghezza 60,18 m.
Larghezza 6,45 m.

Apparato motore:
2 motori diesel FIAT
2 motori elettrici di propulsione CRDA
1 batteria di accumulatori al piombo di 104 elementi.

Potenza complessiva:
motori a scoppio 1400 hp.
Motori elettrici 800 hp.

Velocità massima:
superficie 14 knt
immersione 7.5 knt

Autonomia in superficie:
2500 nm. a 12 knt.
5200 nm. a 8 knt.

Velocità in immersione:
7 nm. a 7,5 knt.
74 nm. a 4 knt.

Armamento:
4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm.
2 tubi lanciasiluri AD da 533 mm.
6 siluri da 533 mm.
1 cannone da 100/47 mm.
2 mitragliere singole da 13,2 mm.
152 proiettili per il cannone.

Equipaggio:
4 ufficiali e 32 tra sottufficiali e marinai.
Profondità di collaudo:
80 m.


(fonti bibliografiche e fotografiche:
Turrini/Miozzi "Sommergibili italiani" - USMM
F. Lupinacci "Le operazioni in Africa Orientale" - ed USMM
G.Giorcerini "Uomini sul fondo" - ed.Mondadori)

Il nipote Sig.Alessandro Fagioli ricorda il prozio:

Sgt. Sil. Adriano d'Andrea ha servito sui:

- Smg. Menotti dal 21.10.33 al 31.12.37
- Smg Perla  dal 1.1.38 al 28.12.39
- Smg Marcello dal 29.12.39 al 12.6.40 (deceduto a Cagliari per intossicazione da cloruro metilico - causa di servizio), come da documentazione rilasciata da Capitaneria di Porto di Genova nel 1978.
Arruolato come volontario dal 1933 quale "torp.silurista", promosso a Sergente silurista il 1.10.38
Ha ottenuto 2 medaglie per la campagna di Spagna.

 

Missioni Periplo per SH3/GWX 2.0

Da Massaua a Bordeaux

Sommergibili II° Guerra Mondiale

Grupsom - Sommergibili Mediterranei