CARACCIOLO

...aprile 1923 - la nave asilo Caracciolo ormeggiata al Molo Beverello nel porto di Napoli

Anche a Napoli, a similitudine di quanto già avvenuto in altre città, prenderà l’esperimento delle navi asilo, istituzione che si incaricherà di raccogliere ed istruire i tanti giovanissimi “scugnizzi”, ragazzi che vivevano come è noto, in condizioni di grave disagio, per prepararli alla vita marinara, offrendo loro così la possibilità di una carriera ed di futuro dignitoso.

....un gruppo di orfanelli che saranno ospitati a bordo della nave...

...lo stesso ragazzo già trasformato in un piccolo marinaretto....


Mente, cuore e anima di questo progetto, la signora Giulia Civita Franceschi, moglie dell’Ammiraglio Civita, tenace e caparbia sostenitrice della nave asilo, sulla scia già tracciata dagli altri pedagogisti italiani come il Prof.Garaventa di Genova ed i veneziani David ed Elvira Levi Morenos.
La sig.ra Giulia riuscirà ad ottenere nave Caracciolo, la vecchia pirocorvetta allora già in disarmo che poi era quella stessa, famosa nave che aveva compiuto la circumnavigazione del globo dal 1881 al 1884 al comando del CF Carlo De Amezaga, nostra vecchia conoscenza dei tempi di Assab…..
Nacque così la “Nave Scuola Marinaretti Caracciolo”, che sarà inaugurata ufficialmente nell’aprile del 1913. Per il mantenimento della nave, il Governo concorrerà con un contributo annuo di Lire 16.000.
Così come per le altre navi asilo, anche qui l’istituzione fu diretta da ex ufficiali di Marina che si avvalsero di personale inquadratore della forza armata per l’espletamento delle funzioni disciplinari, mentre l’istruzione militare sarà curata da ex sottufficiali e quella elementare da insegnati civili.

...l'ora di educazione fisica al comando di un istruttore militare....

....la perfetta forma fisica dei ragazzi....


L’assistenza sanitaria sarà affidata a medici civili e fra questi particolarmente benemerito fu il dott. Guido Boccia, che fornirà la sua opera a titolo gratuito.

...l'ambulatorio di bordo....

Per chi conosce il porto di Napoli, la nave era in un primo tempo ormeggiata al molo Beverello, poi dislocata al Pontile Vittorio Emanuele, ed in seguito nella parte interna del Molo S.Vincenzo; durante la stagione estiva si trasferiva a Castellamare di Stabia.
I ragazzi, che vi venivano accolti giovanissimi, fin dai tre anni, imparavano a fare i marinai ed inoltre studiavano la meccanica, la geografia, la falegnameria, la biologia.


Alla fine del 1918, grazie all’intervento dell’Amministrazione Comunale, alla Nave Asilo sarà concessa l’opportunità di estendere la propria attività, con l’istituzione di una Scuola di Pesca in grado di ospitare
50 orfani napoletani, indicati dalla stessa Amministrazione.
Dopo l’avvento del fascismo, nel 1928 l’istituzione entrò a far parte dell’Opera Nazionale Balilla che in considerazione della vetustà dello scafo della Caracciolo e dell’accresciuto numero di ospiti, divenuti 331 nel 1933, (ai quali si erano aggiunti anche una parte dei 37 marinaretti dell’Orfanotrofio Marittimo di Anzio che era stato chiuso nel 1935) volle provvedere alla sistemazione a terra della scuola, in una sede più adeguata, ospitandola a Sabaudia, in tre moderni edifici adattati allo scopo. Il trasferimento avverrà il 18 luglio 1936.
L’immediata vicinanza del mare ed il lago stesso di Sabaudia, più che il movimentato porto di Napoli, avrebbero così permesso in tutta tranquillità lo svolgimento delle normali esercitazioni marinaresche degli allievi, andando però ad interrompere un esperimento educativo che iniziava a dare i suoi frutti migliori. Tra le conseguenze negative di questa scelta statale vi fu anche la mancata realizzazione di un progetto maturato da tempo nella mente di Giulia Civita: l’estensione alle bambine e alle ragazze abbandonate, dell’opera di accoglienza e recupero rivolta fino ad allora esclusivamente ai loro coetanei maschi.
Infatti , con la nascita della SPEM (Scuola per Pescatori e Marinaretti) nel 1921, era stato previsto nella località di Miseno un edificio destinato alle bambine, ma l’iter per la sua attuazione, pesantemente intralciato da interessi privati, avrà un esito fallimentare.
Durante la Seconda Guerra Mondiale la vecchia nave Caracciolo rimasta abbandonata, sarà gravemente danneggiata dai bombardamenti, ma verrà successivamente restaurata e la scuola prenderà il nome di “Collegio Professionale Marittimo Francesco Caracciolo”, continuando la sua attività fino al 1961, quando chiuderà definitivamente i battenti per cedere i suoi locali alla Scuola Centrale Remiera della Marina Militare (Mariremo Sabudia).
Nel secondo dopoguerra si tenterà di ripetere questo esperimento educativo per tentare di risolvere il problema degli orfani e dei ragazzi abbandonati di Napoli e nel 1950 Giulia Civita a cui l’età non aveva tolto l’entusiasmo ed il senso di responsabilità, con l’appoggio di illustri personaggi della città, tenterà senza esito, di ripristinare nuovamente la nave asilo.
Purtroppo la cosa non decollò e l’esperienza non ebbe seguito.

......allievi della "Scuola Marinara Caracciolo" di Sabaudia in visita all'incrociatore pesante Zara il 10 giugno 1939 in occasione della Festa della Marina.


Se lo spirito del nostro forum è “per non dimenticare”, secondo me una delle persone più degne di essere ricordate è proprio lei, Giulia, che salì a bordo della sua nave nell’agosto del 1913 e non ne discese fino a quando il fascismo non la cacciò via, nel 1928 ……madre più che direttrice, rimane indelebile nel nostro cuore il ricordo di questa grande e tenace donna.
Grazie, Giulia……

(bibliografia e fonti fotografiche:
“Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico Marina Militare – dicembre 1990
“L’asilo a Marechiaro” da www.istitutoaffarisociali.it)



 

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